Anticamente il porco veniva sacrificato sull’altare della dea Maia, una divinità paleo-italica che anche gli antichi romani riconoscevano come dea della produttività e dell’abbondanza. Maia era ritenuta la moglie del dio Vulcano ed ogni 1° maggio il “Flamen-Vulcanalis”, sommo sacerdote in suo onore, sgozzava sulla pietra sacrificale, una “Porca Pregna”.
Di fatto, il porcus, già suinus, grazie alla dea Maia diventava maialis, un animale di nobile lignaggio apprezzato dai Romani, dai Greci e dai Celti.

Il maiale è un mammifero onnivoro, mangia tutto e di tutto, e in più il cibo lo cerca e lo trova grufolando e grugnendo, avanzando senza posa anche in terreni fangosi, dove, a volte per rinfrescarsi e per difendersi da certi parassiti, si rotola insudiciandosi beato. Questo suo comportamento non ha certo giovato alla sua immagine: lo ha reso sporco ed immondo, tant’è che certe culture lo hanno bandito.
I bramini indiani sconsigliano la carne di porco, lo stesso fa la legge di Mosè quando ne nega l’uso al popolo di Israele. La sua impurezza lo vieta ai musulmani. La chiesa medievale lo identifica nel peccato e per circa mezzo secolo non è tenuto in gran conto nelle cucine signorili, se non in rari casi e solo con le sue parti più pregiate (fa eccezione la porchetta).
Peraltro, a tutt’oggi, l’uso più o meno inconsapevole del termine “porco” evoca considerazioni diffusamente spregevoli e ingiuriose. Succede che l’ignoranza dell’uomo è più grande della bontà dell’animale. Perché l’animale è buono e lo è tutto!!!
E’ buono anche di carattere: ci basti pensarlo a fianco dell’uomo a scovar tartufi per poi farseli togliere dalla bocca senza aggressioni.